Il Roero Storia di terre emerse dal mare e modellate dal fiume
La nascita di un territorio
Il Roero, situato sulla riva sinistra del Tanaro, è un territorio di origine marina piuttosto recente da un punto di vista geologico. Un tempo faceva parte del fondale di un mare interno, noto come Golfo Padano, quando il Mar Adriatico si estendeva da Venezia fino all’attuale pianura Padana.
Il nome Roero deriva dal nobile casato dei Conti Roero, feudatari di queste terre dal XIII secolo, che arricchirono il territorio con torri, castelli e splendidi palazzi.
Il nome Roero, deriva dal nobile Casato dei Conti Roero, feudatari di queste terre dal XIII secolo, che arricchirono il territorio di torri, castelli e splendidi palazzi.
La formazione delle colline
Circa 2 milioni di anni fa emersero le colline del Roero. In origine, Langhe e Roero formavano un unico altipiano, attraversato da un Tanaro che scorreva verso nord. Circa 250.000 anni fa, un corso d’acqua proveniente da un altro bacino cominciò a erodere il terreno friabile del Roero, fino a “catturare” il Tanaro e deviarne il corso sull’attuale direttrice Alba-Asti. Questo evento segnò la separazione tra Langhe e Roero.
La DOC Roero è stata istituita nel 1985 e ha ottenuto la DOCG nel 2005. Unica nel suo genere, comprende una versione in bianco, prodotta da uve Arneis, e una in rosso, da uve Nebbiolo.Carlo Deltetto
Le Rocche
L’erosione causata dai nuovi affluenti del Tanaro incise profondamente il suolo del Roero, dando origine alle Rocche: canyon sabbiosi caratterizzati da gole, guglie e rilievi scoscesi che segnano il confine tra la vecchia e la nuova vallata del fiume.
Oggi le Rocche sono attraversate da un fitto reticolo di sentieri naturalistici e rappresentano straordinari punti panoramici che definiscono il paesaggio roerino. La loro stratificazione geologica, ricca di elementi fossili, ha permesso agli studiosi di datare gli strati e comprendere l’evoluzione ambientale e climatica di quest’area.
Roero e Langhe: due rive, due identità
Le due sponde del Tanaro presentano origini geologiche diverse, che si riflettono sulle caratteristiche dei vini prodotti.
Il Roero, di origine più recente (Pliocene), ha un suolo alluvionale caratterizzato da arenarie, rocce composte da sabbia e calcare. Questo terreno, morbido e ricco di minerali, è ideale per la produzione di vini eleganti e complessi, sia bianchi che rossi.
Le Langhe, invece, risalgono al Miocene e presentano un terreno più compatto, ricco di argille e marne, perfetto soprattutto per vini rossi strutturati, come quelli della zona del Barolo.
L'Alta Langa Alta Langa: il respiro alto del Piemonte
L’Alta Langa è la parte più elevata e selvaggia della Langa, un altopiano che si estende tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, raggiungendo altitudini che superano spesso i 600 metri. Qui il paesaggio si fa più austero e silenzioso, i vigneti si alternano a boschi, noccioleti e pascoli, e il tempo sembra scorrere più lentamente. Questa zona, un tempo meno vocata alla viticoltura rispetto alle Langhe del Barolo e del Barbaresco, ha trovato una sua precisa identità grazie a un microclima unico: altitudini elevate, escursioni termiche marcate, venti costanti e suoli antichi e ben drenati. È qui che nasce uno dei vini più identitari del Piemonte contemporaneo: lo Spumante Metodo Classico Alta Langa DOCG.
Alta Langa DOCG: la sfida delle bollicine d'alta quota
La denominazione Alta Langa DOCG è il frutto di una visione lunga e coraggiosa. Alcuni produttori pionieri intuirono che le condizioni pedoclimatiche dell’Alta Langa erano ideali per la produzione di spumanti di altissimo livello, realizzati con il solo Metodo Classico.
Le regole della denominazione, ufficializzata come DOC nel 2002 e diventata DOCG nel 2011, sono tra le più rigorose in Italia: solo uve Pinot Nero e Chardonnay coltivate in vigneti sopra i 250 metri di altitudine; solo vinificazioni in purezza; e affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi, che salgono a 36 per le riserve. Ne deriva un vino complesso, fine, teso, capace di grande longevità.
Oggi l’Alta Langa DOCG è il simbolo della rinascita spumantistica piemontese e una delle espressioni più alte del Metodo Classico italiano. Un vino che non cerca di imitare, ma di affermare una propria identità: montana, austera, elegante.
Un territorio da esplorare
Oltre alla viticoltura, l’Alta Langa custodisce una straordinaria biodiversità. I suoi paesi – piccoli, spesso sospesi tra le nuvole – raccontano storie di resistenza contadina, cultura profonda e natura intatta. Qui le vigne convivono con castagni, noccioli e antiche borgate, dando vita a un paesaggio che è ancora autentico.
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